Crescono le imprese balneari in Italia ampliando i servizi offerti. Un’analisi condotta da Nomisma e presentata agli Stati Generali del Turismo Balneare evidenzia la dinamicità del comparto e le sue trasformazioni nel tempo. Nonostante le sfide legate all’incertezza dello scenario economico e ai mutamenti nei gusti dei turisti il turismo balneare italiano si conferma un settore di primaria importanza nell’economia del Paese.
Dal 2010 il numero delle imprese balneari in Italia è aumentato di 1.400 unità, pari a circa un’impresa su cinque. Il Mezzogiorno ha mostrato il maggiore dinamismo, concentrando oltre tre quarti di questo incremento. Attualmente, il settore occupa oltre 67 mila addetti, di cui circa 48 mila sono dipendenti nella media del periodo giugno-settembre. Questa crescita testimonia la capacità di adattamento delle imprese balneari, che nonostante la concorrenza e i cambiamenti strutturali della domanda turistica, continuano a rappresentare un pilastro fondamentale per le economie locali. L’analisi di Nomisma evidenzia una trasformazione significativa dell’offerta turistica.
Le imprese balneari non si limitano più alla fornitura di servizi tradizionali come parcheggio, spiaggia e noleggio attrezzature, ma hanno ampliato il ventaglio delle proposte includendo intrattenimento, attività sportive e soprattutto la ristorazione. La gestione diretta dei servizi rimane prevalente, mentre il parcheggio e il ristorante sono le due attività più frequentemente affidate a terzi (in circa due casi su dieci). Questo ampliamento dell’offerta riflette un cambiamento nella tipologia di soggiorno e nelle aspettative dei clienti, che cercano esperienze più complete e personalizzate.
Un elemento di novità emerso dall’indagine riguarda il cambiamento nei comportamenti di consumo. Se la quota di ospiti con abbonamento stagionale resta stabile, il soggiorno medio si è accorciato e si registra un incremento del turismo nei fine settimana. Secondo le imprese intervistate da Nomisma, la clientela con abbonamento stagionale è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi dieci anni, con un equilibrio tra chi ne rileva un aumento e chi invece una diminuzione. Al contrario, il turismo del weekend ha visto una crescita marcata, seguito dai visitatori giornalieri. Questa trasformazione impone alle imprese balneari una maggiore flessibilità gestionale e una capacità di adattamento continua per rispondere alle esigenze di un turismo più frazionato e meno prevedibile.
Per adeguarsi alle nuove dinamiche della domanda, le imprese balneari hanno investito in maniera significativa: l’84% ha acquistato nuove attrezzature, il 76% ha rinnovato gli arredi e oltre due terzi ha effettuato interventi di manutenzione straordinaria. Quest’ultimo dato riflette la necessità di aggiornare strutture spesso in concessione da decenni e non sempre adeguate agli standard attuali. Inoltre, più di un’impresa su tre ha ampliato i propri fabbricati, evidenziando un orientamento all’espansione e alla diversificazione dell’offerta. Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi riguarda le relazioni tra le imprese balneari e il territorio. Il 20% delle imprese ha connessioni con altre realtà imprenditoriali locali, con il 40% di queste che ha stipulato convenzioni con strutture ricettive. Inoltre, oltre la metà delle imprese partecipa a forme di aggregazione per l’erogazione dei servizi, soprattutto per la promozione turistica (73%), mentre solo il 39% aderisce a iniziative di pulizia degli arenili.
Questo dato suggerisce che, sebbene la promozione territoriale sia vista come una leva strategica, la gestione ambientale delle spiagge potrebbe ricevere maggiore attenzione e collaborazione tra gli operatori. La storicità delle imprese balneari incide sulle loro strategie operative. Le aziende nate prima del 1990 tendono ad avere una maggiore interconnessione con il territorio, mentre quelle sorte dopo il 2000 si distinguono per concessioni più ampie e una gamma di servizi più estesa (ad eccezione della ristorazione). Questo fenomeno suggerisce che le nuove imprese si orientano maggiormente verso un modello di business integrato, cercando di colmare eventuali carenze nei servizi locali.